Progetto Sgorigrad (agg. dicembre 2009)

Recupero storico del disastro di Sgorigrad in Bulgaria e analisi delle impressionanti analogie con il disastro di Stava.

Premessa
Attorno a mezzogiorno del 1° maggio 1966 una colata di fango di circa 220 mila metri cubi travolse il paese di Sgorigrad nel nord – ovest della Bulgaria uccidendo centinaia di persone (le stime più recenti parlano di 498 morti) e provocando ingenti distruzioni materiali e ambientali. La colata di fango si era sprigionata a seguito del crollo del bacino di decantazione dei fanghi residuati della lavorazione mediante flottazione dei minerali estratti dalla miniera Mir, oggi conosciuta come miniera Plakalnitza.
Sfruttata fin dall’antichità (le prime notizie risalgono ai tempi dei Traci e dei Romani), la miniera Mir-Plakalnitza. venne dotata attorno al 1960 di un impianto per la separazione mediante flottazione dello zinco e del piombo e, secondo alcuni testimoni, anche dell’uranio che normalmente si trova associato allo zinco e al piombo. Allo scopo di contenere e decantare i fanghi residuati della lavorazione fu costruito, in una valle laterale, un bacino di decantazione.
Il bacino venne realizzato sbarrando la valle con un argine costruito probabilmente con la sabbia ricavata mediante centrifugazione dagli stessi fanghi residuati dalla lavorazione. Il torrente che scorreva nel fondo della valle fu imbrigliato e venne fatto defluire a monte del bacino di decantazione. Le tubature in cemento per il recupero dell’acqua decantata furono istallate sul fondo della valle e del bacino e vennero collegate alle torri per lo sfioro dell’acqua. Il muraglione costruito per imbrigliare il torrente, le torri di sfioro e tratti di tubatura sono visibili ancor’oggi assieme a modeste quantità di fanghi decantati rimaste in loco.
Il crollo avvenne per tracimazione forse a seguito di forti piogge o, più probabilmente, per la rottura del canale costruito a monte del bacino di decantazione per deviare il corso del torrente. La colata di fango percorse una distanza di oltre 6 chilometri, distruggendo buona parte dell’abitato di Sgorigrad, e raggiunse la città di Vratza, capoluogo dell’omonima regione. La piazza principale di Vratza fu ricoperta da uno strato di 20 centimetri di fango.
Le salme delle vittime furono recuperate con gli elicotteri e portate allo stadio di Vratza. Testimoni riferiscono che vennero portate nello stadio oltre 400 salme e che il riconoscimento fu oltremodo difficile. Il fatto che il crollo sia avvenuto attorno a mezzogiorno del 1° maggio ha reso probabilmente il bilancio della catastrofe meno grave di quello che sarebbe potuto essere: buona parte degli abitanti di Sgorigrad, infatti, si era recata in città per partecipare alle manifestazioni indette per la festa del lavoro.
Il regime comunista, che allora governava la Bulgaria, tentò in ogni modo di soffocare la notizia del disastro. Secondo alcuni testimoni la Polizia arrivò addirittura a sequestrare casa per casa le fotografie che la gente aveva scattato. Il numero delle vittime fu ufficialmente indicato in 107 e solo di recente il sindaco di Sgorigrad ha potuto stimare in 498 il numero delle persone che morirono quel giorno, a Sgorigrad e a Vratza. La catastrofe di Sgorigrad è la più grave avvenuta al mondo per il crollo di bacini di decantazione a servizio di miniere.
Una recente ricerca storica (svolta da Vesco Lazarov, un insegnante in pensione di Vratza, che ha consultato gli atti del processo che portò alla condanna penale dei tecnici responsabili della sicurezza dell’impianto) evidenzia fra l’altro che uno studio commissionato ad un docente universitario russo esperto nella materia aveva messo in luce, un anno prima del crollo, la situazione di grave instabilità della discarica. Lo stesso avvenne anche a Stava dove l’ing. Ghirardini, che dieci anni prima del crollo aveva compiuto una verifica sulla sicurezza delle discariche, scriveva nel suo studio che la stabilità dell’impianto era “al limite” e – come nota il giudice nella sentenza di condanna – “sembrava in sostanza affermare ‘strano che non sia ancora crollato’ ”.
La miniera Placalnizza rimase in attività fino al 1996. Dopo il crollo del bacino di decantazione che sovrastava Sgorigrad e Vratza, fu realizzato un secondo bacino di decantazione sull’altro versante della montagna. La gente di Sgorigrad, che ha sempre avuto nella miniera la fonte principale di reddito, punta oggi alla valorizzazione delle risorse naturali e paesaggistiche per un rilancio dell’economia in chiave turistica.

Valenza formativa e didattica del progetto

Le catastrofi del 19 luglio 1985 nel Comune di Tesero e del 1° maggio 1966 a Sgorigrad e Vratza in Bulgaria evidenziano sconcertanti analogie. Entrambe furono provocate dal crollo di bacini di decantazione a servizio di miniere, entrambe erano state annunciate, se non previste, entrambe hanno provocato un‘inaccettabile numero di vittime. Il crollo dei bacini di decantazione a servizio della miniera di fluorite di Prestavel a monte degli abitati di Stava e di Tesero sprigionò una colata di fango di circa 180 mila metri cubi che percorse una distanza di oltre 4 chilometri alla velocità di quasi 90 chilometri orari e provocò, oltre ad ingenti distruzioni materiali e ambientali, la morte di 268 persone. Il crollo del bacino di decantazione a servizio della miniera Mir-Plakalnitza di zinco e piombo a monte dell’abitato di Sgorigrad sprigionò una colata di fango di circa 220 mila metri cubi che percorse una distanza di oltre 6 chilometri e provocò, oltre ad ingenti distruzioni materiali e ambientali, la morte di quasi 500 persone.

Il 1° maggio 2006, nel quarantesimo anniversario di quella catastrofe, è stato inaugurato sulle pendici montuose che sovrastano Sgorigrad e Vratza il “Sentiero della Fratellanza Sgorigrad-Stava” costruito dalla Municipalità di Sgorigrad con il sostegno del Comune di Tesero e della Fondazione Stava 1985 Onlus e dedicato alle Vittime di queste due catastrofi industriali, le più gravi al mondo per numero di vittime, dovute al crollo di discariche di miniera.
La Fondazione Stava 1985 Onlus si era presa l’impegno allora di approfondire a far conoscere la storia di quanto successo in Bulgaria. Con questo progetto intende far fede a quel proposito promuovendo la pubblicazione di un libro e la realizzazione di un film documentario in italiano, bulgaro e inglese.

Principale finalità del progetto è il recupero della memoria della tragedia di Sgorigrad che è stata sistematicamente rimossa negli anni dal regime comunista bulgaro, per informare circa la genesi, le cause e le responsabilità e circa le impressionanti analogie con la genesi, le cause e le responsabilità della catastrofe della Val di Stava. In particolare il film, ricco di luoghi, di testimonianze di immagini si propone come documento che da un lato racconta i fatti e dall’altro ne approfondisce i risvolti storici, sociali ed umani.
La realizzazione nelle tre lingue lo rende proponibile ad un vasto pubblico, principalmente in Italia ed in Bulgaria e la collaborazione con la RAI per la realizzazione apre anche dei possibili canali per una distribuzione non solo regionale.
I contenuti del film rispecchiano la linea di informazione, di approfondimento e di formazione che la Fondazione Stava 1985 onlus persegue coltivando la memoria dei fatti relativi al crollo dei bacini di Prestavel: una memoria che non è fine a se stessa, ma che vuole creare e rafforzare quella coscienza delle proprie personali responsabilità che è mancata tanto a Stava quanto a Sgorigrad e che deve servire per evitare che si ripetano ancora avvenimenti simili, prevedibili ed evitabili.
Il presente progetto, come tutte le iniziative sostenute dalla Fondazione Stava, risponde all’invito che l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, fece sul tema della memoria nel ventennale della catastrofe: “La memoria – scrisse l’allora Presidente della Repubblica nel messaggio inviato in quell’occasione – è un dovere e deve concorrere a rafforzare l’impegno e la responsabilità comune di Istituzioni e società civile per rendere sempre più efficaci le condizioni di tutela del territorio e di sicurezza delle popolazioni”.
Il Presidente della Repubblica Ciampi, riconoscendo il valore altamente formativo delle iniziative e l’impegno per promuoverle, nel 2002 ha concesso l’Alto Patronato Permanente del Capo dello Stato alla Fondazione Stava 1985 onlus.

Piano di progetto

  1. Film documentario – che viene realizzato dalla Sede Rai di Trento per una durata prevista fra i 20 e 25 minuti. La Fondazione è impegnata per:
    • consulenza alla progettazione;
    • supporto logistico per le riprese preliminari a Stava e per le riprese da effettuarsi in Bulgaria
    • traduzione dal bulgaro all’italiano e inglese
    • doppiaggio in bulgaro e inglese
  2. Libro – per il quale la Fondazione sarà impegnata nella:
    • progettazione e redazione;
    • traduzione dal bulgaro all’italiano e inglese
    • produzione e stampa.
  3. Presentazione pubblica di film e libro in Italia (sede prevista a Trento) e in Bulgaria (sede prevista a Vratza).

Periodo previsto di svolgimento:

  1. Film documentario:
    • progettazione entro il mese di marzo 2008;
    • riprese in Bulgaria nel mese di maggio 2008;
    • post produzione nei mesi di giugno e luglio 2008;
    • versione definitiva entro ottobre 2008.
  2. Libro:
    • progettazione entro il mese di maggio 2008;
    • redazione e correzione bozze entro il mese di luglio 2008;
    • traduzione in inglese e bulgaro entro settembre 2008;
    • stampa entro dicembre 2008.
  3. Presentazione
    • prevista a Trento e Vratza entro maggio 2009.
    • prevista a Tesero in occasione dell’anniversario del 19 luglio 2009.