Il cimitero delle Vittime

Il cimitero delle Vittime della Val di Stava è di fianco alla Chiesa di San Leonardo, a tre chilometri circa di distanza dalla zona degli alberghi di Stava e dal Centro di documentazione, all’inizio dell’abitato di Tesero venendo da Stava. 

Il cimitero monumentale con in primo piano l’area in cui sono sepolte le 71 Vittime non riconosciute.

La necessità di dare sepoltura ad un gran numero di persone contemporaneamente obbligò gli amministratori dell’epoca a recuperare il cimitero non più utilizzato che fiancheggia l’antica Chiesa di San Leonardo e a realizzare un nuovo cimitero dove vennero sepolte le 71 salme che non poterono essere riconosciute. 

Un dettaglio del monumento alle Vittime di Stava

Le lapidi, tutte uguali, indicano la sepoltura delle Vittime della catastrofe di Stava: si tratta per gran parte di Vittime che all’epoca erano residenti a Tesero, giacché la maggior parte delle salme riconosciute delle Vittime residenti all’epoca in altri Comuni vennero tumulate nei luoghi di residenza. 

Un nuovo cimitero, all’esterno dell’antico recinto cimiteriale ora ristrutturato, ospita tre grandi fosse dove furono sepolte le salme delle Vittime non riconosciute. Il monumento in bronzo, opera dell’artista locale Felix Deflorian, è fiancheggiato da quattro lastre di porfido con i nomi delle 268 Vittime di Stava e da due Croci di bronzo. 

Il Cimitero di San Leonardo è la voce di un martirio che guarda al mondo. Lo struggente monumento alle Vittime riapre le ferite di chi porta un fiore, ma ferma negli occhi di ogni pellegrino gli istanti di quello che fu. 

La lapide, presso il cimitero di S.Leonardo a Tesero, che ricorda le Vittime del disastro di Merriespruit, in Sud Africa, avvenuto nel 1994
La lapide, presso il cimitero di S.Leonardo a Tesero, che ricorda le Vittime del disastro di Merriespruit, in Sud Africa, avvenuto nel 1994

La lapide in ricordo delle Vittime di Merriespruit, colpite nel lontano Sud Africa da un’analoga sciagura, unisce due emisferi e la stele posta nel cimitero di Fortogna a Longarone ammonisce perché “mai più le opere degli uomini siano causa di rovine e di lutti”. 

Il 17 luglio 1988 Papa Giovanni Paolo II°, pellegrino a Stava e a Tesero, sostò in preghiera nella Chiesa di San Leonardo e, nel visitare il cimitero delle Vittime, rimase in ginocchio, per alcuni lunghi interminabili minuti, aggrappato ad una delle Croci in bronzo. 

La Chiesa di San Leonardo

All’epoca dei fatti la Chiesa di San Leonardo era in stato di abbandono e non era consacrata. Dopo la catastrofe venne ristrutturata e nuovamente consacrata. 

Un augurio del nostro Arcivescovo, condiviso dal Consiglio parrocchiale di Tesero: 

“… auguro che cresca la stima, l’apprezzamento e lo spirito di accoglienza tra ospiti e ospitanti… auguro a tutti che possiate riempire il cuore di serenità e di pace nella contemplazione della natura, nella scoperta del notevole patrimonio storico-artistico-religioso presente un po’ dovunque… infine, auguro a tutti che il tempo delle vacanze sia tranquilla occasione per riflettere su se stessi e sulle questioni fondamentali della vita, sia tempo propizio per trovare Dio e ascoltare la Sua voce” 

Premessa
Ogni chiesa porta con se “attraverso il trascorrere dei tempi ed il susseguirsi delle vicende umane” tanti ricordi e testimonianze. Qualcuno di questi ricordi può risultare poco documentabile per la critica storica, ma ciò non toglie che sia comunque caro alla tradizione popolare, come ad esempio la storia dei “monaci bianchi” che per qualche secolo – pare – furono pionieri di accoglienza e di assistenza quando le contrade erano tutt’altro che di facile percorrenza… 

Alcune note storiche
La chiesa di s.Leonardo (dai locali chiamata “san Gianardo”) è ricordata nei documenti fin dal 1294. Secondo una tradizione, vi era annesso un Ospizio di Monaci benedettini camaldolesi (monaci bianchi) per la cura degli infermi e dei pellegrini. Tale Ospizio era collegato con analogo Ospizio in s.Martino di Castrozza e da quello dipendeva. Ciò fino al 1418 quando – a quanto pare – gli Ordini monastici furono soppressi, su ordine imperiale, per qualche decennio. 

La chiesa, presumibilmente distrutta da un incendio (recenti scoperte lo confermano), fu ricostruita e ampliata nel 1440 e consacrata il 14 settembre 1474. 

In tempi recenti – anni 1983 e 1987/88 – ad opera di solerte Comitato e dell’allora parroco don Giovanni Conci, con l’aiuto di Enti e di privati ed il contributo della Provincia Autonoma di Trento, la chiesa fu completamente restaurata con notevoli lavori di miglioria e così, restituita al culto pubblico. 


Nei giorni funesti della tragedia di Stava (19 luglio 1985), la chiesa accolse tante salme di Vittime di tanto disastro, che poi trovarono decorosa commossa sepoltura nell’attiguo Cimitero. 

Ora, la bella chiesa, sembra vegliare e custodire i Morti che via-via sono aumentati nel Cimitero e invita Familiari ed amici a sostare in quieto raccoglimento nel luogo sacro per chiedere a Gesù Eucaristico speranza e fortezza per ben proseguire nel cammino della vita, verso la Casa del Padre. 

Meritevoli di attenzione sono: 

all’esterno:

  • la grande tettoia che – secondo l’uso di Fiemme e Fassa – protegge il portone principale; ai lati del portone, gli affreschi dei “santi Gioacchino e Anna” e “la Madonna di Caravaggio”
  • nella parete a sud il grande affresco di san Cistoforo e, sopra la porta, i santi Leonardo e Antonio;
  • il bel campanile con cuspide piramidale e trifore romaniche;
  • le armoniose velature del tetto nella zona absidale.

all’interno:
rilevante l’affrescatura del presbiterio e della volta della navata, nonché la sapiente distribuzione dei vari temi dipinti, autentico “Liber pauperum” secondo il canone pittorico del tempo:

  • nella volta della navata, tra i 37 spicchi decorati con grottesche e motivi floreali di delicata fattura, da rilevare i 12 medaglioni con Santi (Agata, Lucia, Elena, Leonardo …) e vari stemmi (Comunità di Fiemme, Conti di Tirolo, Madruzzo, Gaudenzio …)
  • sulle pareti della navata: a destra “Madonna con Bambino, Rocco e Giobbe” (datato 19.7.1541); a sinistra “l’Ultima Cena”
  • sull’arcone: i santi Gottardo e Nicola (a destra), i santi Antonio e Martino (a sinistra); in alto: l’Annunciazione secondo una concezione popolaresca; all’interno dell’arcone: 10 profeti con apposto il nome
  • nella volta absidale: divisa in sei spicchi, ecco:
  • la Vergine con Bambino in gloria
  • i 4 Evangelisti con rispettivi simboli
  • 4 Padri della Chiesa: Gregorio, Girolamo, Ambrogio, Agostino
  • Cristo benedicente, pantocràtore
  • 4 lunette con altrettanti episodi dell’infanzia di Gesù: la nascita, la presentazione al Tempio, l’adorazione dei Magi e la fuga in Egitto
  • dietro l’altare: la Crocifissione, datato 1542
  • sulla parete destra: 14 Sante (non tutte identificabili)
  • sulla parete sinistra: affreschi databili 1471 con sequenze di Santi e San Leonardo, Patrono della chiesa.
  • l’altare ligneo, abbondantemente intagliato e decorato (autore ignoto, sec. XVIII).

i quadri:

  • il Crocifisso (autore ignoto – sec. XIX)
  • Pala dell’altare “l’Immacolata con i santi Leonardo, Carlo Borromeo, Valerio, Pietro d’Alcàntara” (Francesco Unterberger, ca. 1740)
  • la “Pietà” (Antonio Longo, 1819)
  • “i santi Sebastiano, Francesco e Fabiano con la Santissima Trinità” (autore ignoto, posteriore al 1612)
  • la serie dei “12 Apostoli” (Antonio Longo, 1815 circa)
  • Il quadro del pittore di Soraga di Fassa Renato Decrestina porta il titolo emblematico “Stava 19.7.1985” *

* Presentato il 20 settembre del 1987 alla chiesetta dell’Addolorata di Stava e qui conservato per alcuni anni è ora esposto, dopo restauro in seguito ad un danneggiamento, presso la chiesa di S.Leonardo, sulla parete di nordorientale, di fronte al portoncino d’ingresso.

La chiara ispirazione alla “Deposizione del Cristo” , con la presenza delle pie donne Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e Salome, è però accompagnata a due elementi essenziali di caratterizzazione: la mancanza della croce, di Giuseppe d’Arimatea, di Nicodemo, che nell’iconografia classica hanno materialmente eseguito il lavoro di schiodare il corpo di Gesù dalla croce e soprattutto il paesaggio che non riproduce il Calvario evangelico. Sfondo per le figure in primo piano è infatti la valle di Stava, distrutta e coperta di fango così come si presentava il 19 luglio 1985. Riconoscibili sono infatti la ringhiera del ponte sul rio Stava, così com’era allora, e il campanile della chiesa di S.Leonardo sulla destra.

Sul quadro sono riportate le parole dell’autore “Piango la tua infausta morte, oh Stava gentile, là dove l’incauto e folle progresso dell’uomo ti chiuse gli occhi. Ti chiamo sgomento, oh Stava sommersa, che l’acre ruine di fanghiglia contorta – ingrata – la vita ti tolse!”

Infine, ad rei memoriam, nel marmo del pavimento, vi sono tre scritte:

  • vicino ai gradini del portone si è voluto ricordare alcuni Enti che hanno contribuito in modo determinante per ridare decoro e funzionalità alla chiesa
  • vicino alla balaustra, la scritta:

In questa chiesa pregò Papa Giovanni Paolo II venuto tra noi Pellegrino di cristiano conforto il 17 luglio 1988 

Difatti, il Santo Padre, alle ore 16.40 di quel giorno, si trattenne per alcuni minuti in adorante preghiera davanti al Tabernacolo. Successivamente, dopo aver visitato e benedetto le tombe delle Vittime di Stava, si incontrò con i Familiari delle Vittime ai quali donò la sua meditazione carica di umanità e di sofferta condivisione nella luce però della Risurrezione di Cristo. Salito poi nella piana di Stava si incontrò con la numerosa folla ivi convenuta, alla quale rivolse un meditato pensiero denso di insegnamento e di sprone alla speranza e fortezza. 

Davvero: “il Signore ha visitato il Suo popolo!” 

Il Santo Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, in preghiera aggrappato alla croce sulla lapide con i nomi delle Vittima.

Note a cura di Aldo Doliana – Anno Santo 2000