Anni '40 del Novecento - Vista dall'alto

L’acqua del rio Stava

La presenza di un corso d’acqua con buona portata in tutte le stagioni ha favorito gli insediamenti umani e il sorgere di laboratori lungo le sue rive.

Mediante apposite canalizzazioni l’acqua veniva prelevata dal rio Stava e condotta in prossimità di una ruota direttamente collegata all’albero principale.

Tramite organi di collegamento quali cinghie, ingranaggi e pulegge il moto veniva trasmesso dall’albero principale alle diverse macchine del laboratorio. Il principio era lo stesso per falegnamerie, segherie, fucine o mulini.

Fonti: Elisa Antoniazzi, Delugan Vittorio, Lena Iellici, Luigi Tisi, Raffaele Zeni; documenti conservati nell’archivio comunale di Tesero; informazioni raccolte all’Ufficio tavolare di Cavalese
Interviste: effettuate da: Lucia Anzaline, Isabella Corradini, Mara Doliana, Roberta Genuin, Nadia Rosà, Claudia Vinante, Mariella Zeni della classe II/B dell’anno scol. 1985-86 che hanno curato anche questa scheda e questa sezione
Fotografia: Archivio Cassa Rurale Val di Fiemme
Ricerche d’archivio: prof. Italo Giordani
Cura grafica: prof. Elio Vanzo
Coordinatore: prof. Paolo Degasperi