Una riflessione su controllo e sicurezza delle discariche di miniera
Un problema che riguarda sia le discariche in esercizio che le discariche chiuse e abbandonate.
Le discariche in esercizio
Va premesso che parliamo di discariche per il deposito di rifiuti e quindi di strutture che comportano costi per l’impresa e non generano profitto. Non vi è quindi un interesse particolare per l’impresa nell’investire in queste strutture e quindi il controllo da parte delle pubbliche autorità di controllo dovrebbe essere più attento e più severo rispetto al controllo sulle strutture costruite per fare profitto[1], per le quali è l’impresa in primo luogo ad avere interesse perché i controlli siano efficaci e la sicurezza dell’impianto sia garantita.
Per le discariche in esercizio possiamo prendere in esame a titolo di esemplificazione il crollo della Val di Stava e il crollo avvenuto il 25 gennaio 2019 del Barragem 1 Córrego de Feijão a Brumadinho, nello Stato di Minas Gerais in Brasile. In entrambi questi casi il controllo c’era stato ma si è dimostrato inefficace e non ha impedito il crollo. Nel caso di Stava ci possiamo basare su quanto riportato nella sentenza del procedimento penale[2], nel caso di Brumadinho sulle informazioni riportate sul sito “wise-uranium”, lo stesso che pubblica la tabella “Chronology of major tailings dam failures (from 1960)”[3].
Le discariche di miniera sono inoltre strutture in fieri che crescono in dimensioni e in altezza con il procedere dell’attività estrattiva e che molte volte vengono alimentate oltre misura, giacché le società minerarie si trovano spesso a dover decidere se impostare una nuova discarica o continuare ad alimentare quella già in esercizio. Spesso non hanno informazioni precise sulla quantità di minerale ancora presente nel giacimento e sulla quantità di tout-venant[4] ancora da lavorare e quindi sulla convenienza economica nel proseguire la lavorazione: rimandano così la decisione circa l’opportunità di chiudere la discarica esaurita e impostare una nuova discarica e continuano ad alimentare la discarica in esercizio.
Questo è avvenuto nel caso di Stava[5] e si può ritenere sia avvenuto anche nel caso di Brumadinho[6]. Queste discariche vanno quindi sottoposte a controlli frequenti, se non a un monitoraggio continuo. Non va sottaciuto tuttavia che le pubbliche autorità di controllo sono spesso acquiescenti nei confronti dell’impresa: così è stato sicuramente nel caso di Stava[7] e, se non si può affermare con certezza che lo stesso sia avvenuto anche nel caso di Brumadinho, dobbiamo presumere che così sia in generale, non potendosi spiegare altrimenti il fatto che si registrano nel mondo in discariche di miniera più di tre incidenti rilevanti in media all’anno[8].
Nel caso di Stava l’unico controllo fu la verifica di stabilità, richiesta dal Comune di Tesero alla Provincia Autonoma di Trento nel 1974 e affidata dal Distretto minerario della Provincia Autonoma di Trento (l’autorità di controllo) a Montedison (la società concessionaria della miniera, il soggetto controllato). La verifica aveva evidenziato valori del coefficiente di sicurezza di 1,14 e 1,26 e la prima relazione consegnata ai vertici di Montedison affermava che la pendenza era eccezionale e la stabilità era “al limite”. Al Distretto minerario e da questo al Comune venne consegnata tuttavia una seconda relazione che concludeva con queste parole: “… appare sussistano, con la dovuta cautela, le condizioni per eseguire il previsto sovralzo dell’arginatura superiore”. Non solo: nella relazione trasmessa al Distretto minerario e da questo al Comune, si affermava che “sono state prese tutte le precauzioni per garantire la necessaria stabilità alle strutture di contenimento”, mentre l’unica precauzione presa fu l’addolcimento della pendenza dell’argine del bacino superiore con la realizzazione di una berma, precauzione che non comportava costo alcuno e che servì solo a ritardare il crollo.
Nel caso di Brumadinho risulta che la verifica eseguita da TÜV SÜD nel settembre del 2018[9] aveva evidenziato un coefficiente di stabilità di 1,09. Ciò nonostante Vale, la società mineraria, affermava che non esisteva alcun rischio imminente di crollo e che la stabilità della discarica era stata accertata e confermata da specialisti locali e provenienti dall’estero.
Nel caso di Stava la verifica era stata eseguita da personale dipendente del gruppo Montedison, nel caso di Brumadinho dalla società di controllo TÜV SÜD, esterna alla società mineraria ma da questa incaricata del controllo. In entrambi i casi da soggetti legati da un rapporto di dipendenza economica con la società controllata.
Preso atto che i controlli delle pubbliche autorità di controllo sono spesso inefficaci[10], se non del tutto assenti (come nel caso di Stava), e che sono inefficaci anche i controlli interni alla società concessionaria o affidati a società di controllo esterne che si trovano in rapporto economico diretto con la società concessionaria, si pone il problema di come garantire controlli efficaci.
In questo ci aiuta quanto si è potuto apprendere in occasione di un incontro presso la Direzione della società Harmony Gold Mining Company Limited a Randfontein, nei pressi di Pretoria in Sudafrica avvenuto il 22 giugno 2018, incontro durante il quale si è avuta conferma di quanto già appreso nell’agosto del 1994 in occasione di un sopralluogo nella città di Virginia, nella provincia Free State, susseguente al disastro di Merriespruit[11].
Già prima di questo disastro i responsabili di Harmony Gold Mining stipulavano, e tutt’ora stipulano, contratti di assicurazione per dotare i loro “tailings dams” di copertura assicurativa. Questo non garantisce solo certezza e tempi brevi nella liquidazione di eventuali danni[12], ma genera soprattutto controlli efficaci che rispondono a un interesse economico diverso e contrastante con quello della società mineraria controllata.
Questa scelta di Harmony Gold Mining è presa in modo autonomo nell’ambito di una filosofia aziendale ispirata da una forte coscienza della responsabilità sociale e ambientale d’impresa e mirata a prevenire sia gli incidenti nell’attività di deposito e gestione degli sterili, che le ripercussioni negative nei confronti dell’ambiente e delle popolazioni che sul territorio vivono.
La consapevolezza di svolgere un’attività pericolosa dal punto di vista sanitario e ambientale e del rischio, sempre presente, di possibili cedimenti strutturali in queste strutture che sono caratterizzate dal pericolo potenziale costituito dal loro contenuto fangoso e che assumono dimensioni considerevoli, muove i responsabili di questa società a mettere in atto misure concrete di attenuazione e prevenzione del rischio.
Giacché questa consapevolezza manca in generale da parte delle società minerarie[13], si ritiene che obbligare le società concessionarie a dotare le proprie discariche di miniera di copertura assicurativa possa davvero contribuire a generare controlli efficaci.
Non va sottaciuto a questo riguardo che sia le risorse minerarie che l’acqua necessaria per la lavorazione del tout-venant di miniera sono beni pubblici. Un obbligo siffatto potrebbe quindi essere previsto nell’atto di cessione in concessione dello sfruttamento sia delle risorse minerarie che dell’acqua.
Le discariche chiuse e abbandonate
Altro problema è quello delle discariche chiuse e abbandonate che riguarda da vicino il nostro Paese, dove l’attività mineraria è praticamente cessata da decenni, e dove si stima siano stoccate in discariche alcune centinaia di milioni di metri cubi di sterili residuati dall’attività mineraria.
In conformità con quanto previsto dalla normativa circa la gestione dei rifiuti delle industrie estrattive[14], l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA ha realizzato, su incarico del Ministero dell’Ambiente, l’inventario nazionale delle strutture di deposito di rifiuti estrattivi chiuse o abbandonate, con anche l’inquadramento dal punto di vista della sicurezza[15].
Nell’inventario sono elencate 583 strutture di deposito chiuse, incluse quelle abbandonate “che hanno gravi ripercussioni negative sull’ambiente o che, a breve o medio termine, possono rappresentare una grave minaccia per la salute umana o l’ambiente”.
E` chiaro che anche queste discariche vanno sottoposte a controlli, se non a un monitoraggio continuo. Non solo. Sarebbe auspicabile che queste discariche, non tutte ma certamente quelle “che hanno gravi ripercussioni negative sull’ambiente o che, a breve o medio termine, possono rappresentare una grave minaccia per la salute umana o l’ambiente”, vengano rimosse o comunque messe in sicurezza.
La rimozione delle discariche può avvenire per un interesse economico o per motivi di sicurezza. L’impianto di lavorazione della fluorite mediante flottazione e le vasche di decantazione degli sterili della società Fluormine in località La Rupe nel Comune di Mezzolombardo a nord di Trento sono stati rimossi alla fine degli anni ’90 del secolo scorso per far posto a una zona produttiva; un grande tailings dam nella periferia della città di Motlosana (già Klerksdorp) nella provincia del Nord Ovest (North West Province) in Sudafrica è stato rimosso sia per motivi di sicurezza, vista la vicinanza al centro abitato, sia per ricavare aree edificabili per scopi produttivi e/o residenziali.
Nella stessa zona altri tre tailings dams contenenti centinaia, se non migliaia, di milioni di metri cubi di sterili residuati della lavorazione dell’oro sono in fase di ricoltivazione[16] per recuperare quantità economicamente utili di minerale: da una tonnellata di tailings viene recuperato mezzo grammo di oro.
Quello che maggiormente importa dal punto di vista della sicurezza è che i tailings residuati dalla ricoltivazione delle discariche, sia che questa avvenga per motivi economici che per motivi di sicurezza, vengano trattati con sistemi di filtrazione meccanica con recupero dell’acqua di processo per essere poi depositati in sicurezza.
Pur essendo maggiore rispetto al costo del deposito in bacino di decantazione, il costo del trattamento degli sterili con sistemi di filtrazione meccanica e il loro deposito in sicurezza è immensamente inferiore rispetto al costo del risarcimento del danno e del ripristino ambientale[17].
In un’analisi costi/benefici globale di tipo strategico è dimostrato che nel lungo periodo l’uso di sistemi di filtrazione meccanica è di gran lunga più conveniente rispetto all’uso dei bacini di decantazione. Non va sottaciuto infine il fatto che, in caso di incidenti in discariche abbandonate, i costi del ripristino ambientale e del risarcimento del danno rimangono in capo alla collettività.
Dott. Graziano Lucchi
presidente
Fondazione Stava 1985
Dicembre 2025
[1] Si pensi alle dighe per la produzione di energia elettrica, ai bacini di ritenuta dell’acqua per irrigazione o ai bacini per l’innevamento artificiale.
[2] Sentenza passata in giudicato con la Sentenza della Corte di Cassazione del 22 giugno 1992.
[3] Si veda http://www.wise-uranium.org/mdafbr.html
[4] La roccia grezza che si estrae in miniera.
[5] L’argine del primo bacino di decantazione avrebbe dovuto avere un’altezza di 9 metri e ha raggiunto l’altezza di 25 metri; giacché la miniera sembrava esaurita, il secondo bacino di decantazione era stato impostato per depositarvi gli sterili residuati della seconda lavorazione degli sterili contenuti nel primo bacino ed è stato però alimentato con gli sterili di prima lavorazione di tout-venant di nuovo rinvenimento e successivamente con tout-venant proveniente da altre miniere; al momento del crollo il secondo bacino di decantazione era alto circa 34 metri e la discarica aveva un’altezza complessiva di circa 60 metri.
[6] L’argine del bacino di decantazione crollato era alto 86 metri.
[7] Il Distretto minerario della Provincia Autonoma di Trento non eseguì in proprio alcun controllo, “fidandosi ciecamente – così è scritto in sentenza – delle capacità delle società concessionarie”.
[8] 128 incidenti rilevanti nei 40 anni successivi al disastro di Stava, 31 dei quali in Europa, 7 incidenti rilevanti nel solo 2025.
[9] Che avvenne il 25 gennaio 2019.
[10] 128 incidenti rilevanti dopo Stava devono fare riflettere.
[11] Crollo parziale di un bacino di decantazione di fanghi sterili residuati della lavorazione dell’oro avvenuto il 22 febbraio 1994 a causa della tracimazione, a seguito di forti piogge, di un tratto dell’argine.
[12] Nel caso di Merriespruit il risarcimento del danno è stato liquidato nell’arco di tre settimane, nel caso di Stava è stato liquidato in via definitiva 19 anni dopo il disastro con una transazione fra danneggiati e responsabili civili.
[13] Lo stanno a dimostrare i 128 incidenti rilevanti in discariche di miniera avvenuti dopo il disastro di Stava, fra questi i crolli catastrofici di Mount Polley in Canada, di Bento Rodriguez e di Brumadinho in Brasile.
[14] Decreto Legislativo 30 maggio 2008 che recepisce in Italia la Direttiva 2006/21/CE.
[15] Si veda Inventario nazionale ai sensi dell’art. 20 del D.Lgs.117/08 — Italiano
[16] Landfill mining of tailings storage facilities.
[17] Nel caso di Stava si può affermare che il costo dei soccorsi, del ripristino ambientale, della ricostruzione e del risarcimento del danno morale e patrimoniale è stato mille volte superiore rispetto all’investimento necessario e sufficiente per evitare il crollo della discarica.