La miniera di Prestavèl

L'impianto minerario di Montecatini - Anni Sesssanta

La miniera di Prestavèl

[vc_row][vc_column][vc_column_text]La prima indicazione scritta circa l’attività mineraria sul monte Prestavèl risale al 1528. La miniera veniva sfruttata in modo saltuario per la produzione di modeste quantità di galena argentifera. Lo sfruttamento industriale per l’estrazione di fluorite iniziò ben più tardi con la concessione rilasciata il 6 marzo 1935 alla società Atesina per l’Esplorazione Mineraria alla quale subentrò, dal mese di marzo 1941, la società Montecatini. Fino alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso la produzione avveniva nella valle del rio Gambìs e non superava mediamente le 30 tonnellate al giorno. Attorno al 1960 la Società Montecatini decise di produrre

Albergo Stava e Albergo Silvano - 1929

Gli alberghi

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Un reale sviluppo turistico della Valle di Stava si verificò a partire dalla metà del Novecento. Prima di allora le strutture destinate al turismo erano modeste: un paio di alberghetti, qualche locanda e poche case per le ferie estive. Dell'albergo più antico, lo Stava, si ha notizia da documenti del 1896 che lo classificavano come locanda. Agli inizi del Novecento prese il nome di Albergo Alpino e, durante la prima guerra mondiale dovette cambiare il proprio nome in Gasthof Stave. Nel 1985 gli alberghi sulla via Mulini di Tesero e a Stava erano cinque: il Dolomiti, il Rio Stava, l’Erica,

Vajòla - Fienagione - 1929

I masi

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Note indroduttive I masi, costruzioni piuttosto antiche, in alcuni casi risalenti almeno agli inizi del XVII secolo, sono probabilmente a loro volta frutto della ricostruzione e ristrutturazione di edifici ancora più antichi, sui quali però non sono disponibili dati attendibili né riguardo all'età né riguardo alla tipologia. Le notizie raccolte hanno permesso di ricostruire in modo abbastanza preciso la situazione della valle di Stava per quanto riguarda il numero e l'ubicazione dei masi soltanto a partire dalla metà dell’Ottocento. Il documento che abbiamo posto come punto di riferimento per tale ricostruzione è la "Copia del Protocollo delle particelle degli Edifizi

Ferri di cavallo: i due anteriori a destra, i due posteriori a sinistra.

Le fucine e le mascalcìe

[vc_row][vc_column][vc_column_text] La fucina ("Fosìna") L'officina dove il fabbro lavora il ferro per ricavarne attrezzi  ed altri manufatti è detto comunemente fucina. Mascalcìa è invece il termine tecnico usato per indicare il laboratorio del maniscalco, il fabbro che prepara ed applica i ferri agli zoccoli dei cavalli e dei bovini da traino. Di fatto i fabbri della Val di Stava esercitavano anche il mestiere di maniscalco. Nelle loro fucine la forza ricavata dall'acqua era impiegata per muovere vari macchinari ed in particolare per il funzionamento dei magli - i martelli meccanici usati per battere il ferro - e del mantice che

Anni '40 del Novecento - Vista dall'alto

La “Chenàra’

[vc_row][vc_column][vc_column_text]L’essicatoio per la produzione di semi di conifera era l’edificio forse più originale della via Mulini a Tesero. Il nome "chenàra", con il quale era chiamato l'impianto, deriva da "chèni", il termine localmente usato per indicare gli strobili o pigne di conifera. I forni e vari macchinari consentivano l'essicazione degli strobili, l'estrazione dei semi, la loro pulitura e conservazione. La "chenàra", costruita nel 1860 al posto di un vecchio mulino, rimase in funzione fino al 1977. Funzionamento Il canale (ròsta), con l'acqua proveniente dal Rio Stava, alimentava una turbina modello “Francis” verticale custodita all’esterno in un ambiente apposito. L’ingranaggio era

Le falegnamerie

[vc_row][vc_column][vc_column_text]La prima documentazione rinvenuta riguardante una falegnameria sul rio Stava risale al 1909 . Dondio Francesco di Vigilio e Kalser Tomaso fu Luigi presentano domanda in Comune e ricevono autorizzazione per attivare una falegnameria al n. Civ. 336-337 (al ponte). Successivamente sono numerose le aziende che adeguano, adibendoli a falegnameria,  edifici esistenti. Nella sezione documenti di questa pagina sono riportate delle schede di dettaglio sui laboratori più importanti: la falegnameria Cooperativa, Bepi Serramenti (già I.A.L.T.), la falegnameria Sociale, il mobilificio DEPAL, la torneria dei Pignari. Le falegnamerie lungo il rio Stava erano specializzate soprattutto nella produzione di serramenti interni ed

Segantini al lavoro - Anni '30 del Novecento

Le segherie

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Le segherie ad acqua erano parte integrante di un sistema tecnico, concepito per lo sfruttamento delle risorse legnose, legato allo sviluppo sociale ed economico dei territori di montagna. La segheria detta "alla veneziana" si è diffusa ai tempi della Repubblica di Venezia nelle zone ricche di legname per distinguerla da quella “Angustiana” originaria dell’Europa centrale. Si ritiene che l’introduzione delle segherie ad acqua possa collocarsi intorno al XIII secolo. Particolari tecnici La veneziana era contraddistinta da sega a lama unica funzionante per mezzo della forza idraulica. L’acqua veniva incanalata e condotta nel canale di presa. Il cosiddetto “banco de presa”

Le cartiere

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Alcuni degli edifici che sorgevano lungo il rio Stava furono adibiti per un determinato periodo, principalmente nella seconda metà dell’Ottocento, a “fabbriche di carta paglia”. Sfruttando l'energia fornita dall'acqua del torrente per i loro macchinari, producevano carta grossolana di diversi formati, in genere per alimenti, attraverso la lavorazione di fibre vegetali. Il periodo in cui il mercato richiedeva quel prodotto fu abbastanza limitato e gli edifici, che originariamente erano mulini o segherie o fucine, subirono presto altre trasformazioni e destinazioni d'uso. I documenti ci parlano di due cartiere effettivamente riconosciute come tali: la Cartèra Bertagnolli e la Cartèra Detuoni. Oltre

Casa Mich «Vèsü»: canale del mulino «dei Cüchi» e ruota del trinciaforaggi del «Vèsü» (anno 1933)

I mulini

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Non è possibile stabilire con precisione l'epoca in cui furono costruiti i primi mulini ad acqua sul rio Stava, ma la loro comparsa risale certamente a molti secoli fa, se già nel 1378 lo Stava è indicato come "rio dei mulini" in una pergamena conservata nell'archivio comunale di Tesero. L’omonima via Mulini (“le rü”, nella parlata locale) costeggia la destra orografica del rio partendo dalle imponenti arcate dei due ponti. Il ponte sul rio Stava (note storiche)venne documentato per la prima volta nel 1188. Nel 1378 ne venne regolamentata la manutenzione che spettava non solo agli abitanti di Tesero ma,

La centrale idroelettrica

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Ubicazione In località “al Mèchel”, versante sinistro del rio Stava, presso la sua confluenza nel torrente Avisio, sulle p. ed. 594 e 885. Notizie storiche La centrale elettrica del Comune di Tesero fu costruita nel 1908. L’impianto venne approntato dell’elettrotecnico di Proves (BZ) Pietro Maierhofer che vi installò una turbina, tipo Pelton, della ditta Vereinigte Maschinenfabriken Rüsch & Ganahl di Dornbirn (Voralberg, Austria): caduta di 73m, con una portata di 140 l/s che svilup­pava una forza media di circa 100 cavalli. Nel 1910 lo stesso elettrotecnico installò una seconda turbina Pelton acquistata dalla medesima ditta: caduta di 70m, con portata